Venerdì, Giugno 27, 2008
IV Marcia a Comboé - Il resoconto (tardivo)
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Alla fine eravamo in 150, qualcuno in più rispetto alla ciaspolata, per dire sì a un modo nuovo di valorizzare il territorio nel rispetto degli equilibri naturali e per impedire il progetto di costruzione della strada poderale. Il tempo, tutto sommato, non è stato inclemente, anche se l’alternarsi continuo di nuvole e sereno ha favorito qualche scottatura. Anche quest’anno erano presenti le età più varie, dai bimbi di pochi mesi agli over 70, a dimostrazione della natura trasversale della lotta per la difesa di Comboé. È stato bello ritrovare il vallone vestito di verde dopo la neve dell’inverno e dopo la pioggia quasi continua dell’ultima strana primavera. Intimo, quasi segreto, venerdì sera, quando alcuni volenterosi hanno portato il necessario per il pranzo di domenica; aperto, conviviale, durante la IV Marcia.
Siamo partiti da Pila, attraverso il bosco, passando per l’alpeggio di Chamolé e il Colle Finestra e siamo scesi nella conca. Inizialmente marciavamo in fila indiana, quasi in processione, poi la colonna si è sfaldata in piccoli gruppi di persone prese a parlare fra loro del Comboé, del ricorso al Tar, del più e del meno, o a identificare i fiori nei prati. Il tempo della Messa, celebrata da don Silvio Perruquet, e poi il pranzo, a base di polenta, fontina e (con il profondo disappunto degli amici del WWF) spezzatino e salsiccia.
Il momento più intenso, comunque, è quello del dopopranzo, con il ritratto geologico del vallone (terra e pietre d’Africa la Becca di Nona, a est; il fondale dell’antico oceano ligure-piemontese a ovest, da questa parte del torrente) e la successiva discesa alla zona umida (tra i sostenitori della strada c’è chi dice che non esiste alcuna zona umida, ma siamo stati fortunati, perché una delegazione di zanzare si è subito incaricata di dimostraci il contrario). Trovo che questa parte del vallone, immediatamente a monte del gradino glaciale, sia un piccolo incanto: il torrente avanza disegnando dolci meandri nell’erba; ai prati si susseguono piccole colline, splendide inarcature del terreno. Fa male, o forse rabbia, pensare che la strada dovrebbe passare di qua.
Dopo un piccolo riepilogo della situazione (i lavori, come il navigante forse saprà, non sono ancora iniziati, mentre è avviato un ricorso al Tar) e qualche parola sull’ipotesi alternativa della monorotaia, i 30 più ardimentosi hanno proseguito la marcia fino ad Aosta, per portare simbolicamente nel capoluogo regionale le istanze della propria battaglia. Superando il gradino glaciale lungo il sentiero che si snoda tra gli alberi, davvero mi domando come vorrebbero far passare di qua una poderale. Osservo il torrente prodursi in splendide cascate e intanto, nella mente, immagino i tornanti…
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iv marcia
Avete visto la donna con cane al giunzaglio, seduta a sinistra, nella foto di noi 9 che siamo arrivati ad Aosta? E' una mia carissima amica, Emanuela, alla sua prima marcia per Comboé. E' un'ambientalista d'istinto, ossia una di quelle persone che magari non hanno voglia di mettersi a leggere, studiare i problemi, ecc, ma sanno bene cosa appoggiare e cosa no. E infatti, scendendo dalla zona umida del vallone fino a Ponteille sul ripido sentiero, mi diceva:"Ma vorrebbero fare una strada qui? Qui? Ma sono pazzi, non ha senso".
La nostra battaglia può coinvolgere ogni persona dotata di normale buonsenso.Continuiamo a parlarne!








